nel safarà di nemo

In dialetto pavese significa una gran quantità di roba, alla rinfusa, un miscuglione. La mia rilettura ne fa silenziosi soliloqui notturni di uno che non si lascia mai in pace.

CHI SONO

Utente: nemo76
sono uno che non si lascia mai in pace.
 
 
  
sbattezzamoci con l'UAAR
 
Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile
  
  The Dante's Inferno Test has banished me to the Seventh Level of Hell!
Here is how I matched up against all the levels:
LevelScore
Purgatory (Repenting Believers)Very Low
Level 1 - Limbo (Virtuous Non-Believers)Very Low
Level 2 (Lustful)Very High
Level 3 (Gluttonous)Moderate
Level 4 (Prodigal and Avaricious)High
Level 5 (Wrathful and Gloomy)Very High
Level 6 - The City of Dis (Heretics)Extreme
Level 7 (Violent)Extreme
Level 8- the Malebolge (Fraudulent, Malicious, Panderers)Very High
Level 9 - Cocytus (Treacherous)Very High

Take the Dante's Divine Comedy Inferno Test

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mercoledì, 01 ottobre 2008

Nemo me impune lacessit

Avevo sempre vissuto l’estate godendomi il caldo che tanto mi piace, pensando a quanto fossero lontani i giorni in cui indossare cappotti, giacche di pelle e la mia nutrita collezione di sciarpe. L’estate era l’occasione per star fuori senza soffrire il freddo.
Ma questa volta, invece…mi sono ritrovato ad agognare i maglioni e le temperature rigide. Per avere, come se ce ne fosse stato il bisogno, un motivo ed una scusa in più per stare rintanato sotto il piumone quando non al lavoro. Perché il letargo è profondo ed il freddo lo concilia ancor di più.
La letargia vista come una prigione: mi sono sempre chiuso in prigione solo per avere la prospettiva di espiare ed uscirne fuori con le mie forze e le mie gambe, e ritornare sotto la luce del sole con qualche convinzione in più e qualche ingenuità in meno. Questo letargo invece non è autoimposto, ma è semplicemente l’unica maniera in cui so reagire. Non credo più a niente, né qui dentro né là fuori.  Tante volte ho spergiurato, con “l’insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé” che si dimostrava per l’appunto vacua ed ed inapplicabile perché al mondo là fuori finivo dritto o storto per appigliarmi. Ora non mi prometto nulla…perché non basto io, non basta chi o cosa c’è lì fuori, non basta nulla.
A più di 15 anni di distanza mi sono ritrovato seduto sulle scale di casa di un’amica, a mille chilometri di distanza, io che fumavo, lei che mangiava dolci fatti in casa. E me lo ha fatto notare lei, che qualcosa doveva pur valere e significare. Io ho perso tutti questi piaceri e questi simbolismi in cui tanto mi rifugiavo.
“Vogliti” è cacofonico ma grammaticalmente ineccepibile, lo ha detto in forma di imperativo senza appello, ed è il ferro che ha battuto con maggiore insistenza, anche se freddo e non più plasmabile. Insieme all’altro, quel “non perderla” riferito a quella persona così fondamentale che ho deliberatamente allontanato, dicendole di fare a meno del suo amico. Proprio perché non basta nulla.

La grammatica latina mi viene in aiuto. Non leggo Nemo come aggettivo indefinito, ma esattamente come un soggetto, un nome proprio: ed il significato della frase viene stravolto, perde tutto l’antico orgoglio medievale e diventa un’ammissione da commentario, in terza persona.
Sono semplicemente diventato il peggior nemico di me stesso.

"You closed your eyes and saw her
You knew who you were
Now your own worst enemy has come to town
Your own worst enemy has come
Your world keeps turnin' 'round and 'round
But everything is upside down
Your own worst enemy has come to town
There's a face you know
Staring back from the shop window
The condition you're in
Now you just can't get out of this skin
"



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Annus horribilis in decade malefica

Ed il mese non è stato da meno.
Mi è rimasta solo una zona franca, in quella città. Solo Fiumicino. Anche se per raggiungerla devo sobbarcarmi lo strazio di attraversare quelle banchine, quei binari, quegli atrii di Termini. Uno strazio senza fine.
E nella zona franca, prima di mettermi in volo, sono stato pungolato, prima dell’ennesimo aereo, da domande sempre più incalzanti. Ogni domanda, una dietro l’altra, cercava di attirare la mia attenzione sul punto focale. Su quello che sono, su quello che devo a me stesso. La piccola anima, la mia amica che da quel giorno ha una lampada da strofinare in attesa che spunti fuori il leggendario genio, si è messa con la sua solita lena a cercare di mostrarmi una realtà diversa da quell’unica che riesco a vedere io. Perché è l’unica che riesco a vivere.
Poi mi sono messo in volo, un ulteriore viaggio. In 4 mesi ho preso tanti aerei quanti ne avevo presi in tutta la mia vita, e stavolta la destinazione era la stessa del mio primo volo, l’isola dove ho vissuto per 4 mesi senza per nulla vivere, anzi…facendo tutto il possibile per non tornarne vivo. L’isola dove sono quasi riuscito ad emulare Jerome Clifford.
E lì, sull’isola, sono stato assalito da odori, colori, sapori che mi hanno riportato a quei mesi del 2002. Per la prima volta un viaggio di lavoro mi ha fatto provare delle sensazioni, ma solo perché si ricollegavano ad una sorta di nostalgico rancore per qualcosa di già visto, vissuto, odorato, sentito addosso.
A 6 anni esatti di distanza, la mia esistenza è diventata una succursale di quella, un posto dove mi limito a viaggiare faticosamente, dove non frequento praticamente nessuno che non abiti con me e in cui sento la mia voce talmente di rado che a volte quando parlo mi giro. Tutto è in ritardo perché le mie sensazioni sono rallentate, sopite, finite. La stessa amica di cui sopra dice che io volto le spalle alle emozioni, senza più crederci…ma è perché non ne ho più. Romantici, idealisti e lotte titaniche…Non è assolutamente ovvio che esistano altre forme di vita, a dispetto della mia convinzione raggiunta un paio di anni fa attraverso sangue, terra, polvere e graffi. Può darsi che esistano, ma non tutti vi hanno accesso.
Il libro d’oro nemmeno esiste più. Le pagine sono state strappate, è stato bruciato, non ho più nessuna prima pagina ma nemmeno pagine bianche interne su cui scrivere. Come se fosse venuto fuori dal mio addome un chestburster, devastando ogni cosa, ha rotto e sfasciato tutto ciò che ero, che avevo imparato ad essere, e non mi riconosco più. Né da solo, né in quei pochi rapporti interpersonali che sto avendo da mesi. Sono spento. Mi hanno persino dato dello spocchioso, a me che – forse - lo sono solo quando si parla della mia Juve. Senza rendersi conto che invece sono semplicemente diventato scostante. Mai pronto alla battuta, mai propenso a cogliere uno spunto di riflessione o una presa in giro.
Lo sguardo che getto attorno è stralunato, vacuo, perché la realtà che sta lì fuori non fa più per me. O meglio, sono io a non essere più adeguato ad immergermi in quella realtà. Come farlo, se a me per primo disgusta il mio stesso modo di pormi. Come, se quella fiducia tradita e strappata in maniera inenarrabile mi ha strappato via la personalità.
E’ tutto un ormai, è dismesso il tempo dei “per adesso”.

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sabato, 30 agosto 2008

Senza titolo.


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giovedì, 10 luglio 2008

Ultima curva

Dismettere Fiorenza ha un sapore per nulla agrodolce. È solo amaro, perché ha il sapore di qualcosa di mio che non esiste più. Ho svuotato lo svuotabile, ho prelevato i cosiddetti effetti personali, la mia tartarughina kinder incollata sul cruscotto col bostik, i kleenex, le monetine impolverate per una tangenziale che non prendo da mesi. Ho scavato nel vano portaoggetti trovandoci un tuttocittà decennale, accendini, gli occhiali di scorta, penne, indirizzi, una torcia scarica.Ho lasciato lì dentro, impregnati nella tappezzeria insieme al fumo al sudore ed alle lacrime, una valanga di ricordi.

Un carro attrezzi si è portato via una carcassa d’auto piena di una vita, di attimi vissuti lì dentro con donne che non ci sono più. L’ultima, in tutti i sensi, l’ha vissuta poco e sporadicamente quell’auto, eppure ogni volta che mi ci sedevo era un rivivere sensazioni e quella notte di ottobre.
Fiorenza verrà a giorni rimpiazzata da una quattro ruote a cui devo ancora affibbiare un nome, ma che sarà irrimediabilmente più ordinaria quanto a vissuto. Farà casa-lavoro lavoro-casa e poco altro, e di anime ne porterà sempre e soltanto una, certo pesante come il mondo sulle spalle di Atlante, ma sempre una ed una sola sarà.


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venerdì, 04 luglio 2008

Nella notte te ne andrai

"Dimmi cos'è che fa sentire
il vuoto che ti toglie tutto
e fa finire il gioco
dimmi cos'è dentro di te
dimmi perchè
Cerchi in questo giorno d'inverno
il sole che non tramonta mai
lo cerchi in questa stanza d'albergo
solo e sempre con i tuoi guai.
Dammi la mano fammi sognare
dimmi se ancora avrai
al traguardo ad aspettarti
qualcuno oppure no"



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venerdì, 27 giugno 2008

(Non) ho ancora la forza

Gran puntello è sempre stata in tante avversità questa sequela di frasi un po’ sbruffone che avevi scritto per il vecchio musico di Via Paolo Fabbri, ricamandole addosso alle sue bottiglie di rosato, alle sue sigarette ed alla sua erre così vibrante.
Il musico l’ha cantata, l’ha portata in giro; poi l’avete cantata insieme, poi l’hai interpretata da solo.

Il risultato era sempre quello, una canzone da scandire per lo meno quando mi trovavo faccia a faccia con me stesso, a guardarmi allo specchio ed a cercarmi per l’ennesima volta, infilandomi negli spazi vuoti tra le righe per cercare e trovare conferme.

Andavo “col” mondo per mia scelta, tornavo dal mondo per scelta altrui e con le ossa malconce, ma tornavo comunque “col” mondo, e tornavo vivo. O come minimo tornavo con la “forza” per sentirmi vivo, per dimostrarmi ancora vivo. Mi davo le mie scadenze, costruivo i miei simulacri nel mio personalissimo pantheon di simbolismi.

Adesso l’hai riscritta. L’hai ricantata per conto tuo cucendola su di te. Io ho cercato ancora quegli stessi giri del motore e quel combaciare di ingranaggi che mi facessero di nuovo infilare tra le righe.

Ma c’è un gran casino qui, stavolta. È tutto scassato, è peggio della scatola del cambio di Fiorenza, la mia auto. Nonostante quelle specifiche frasi siano rimaste uguali, non sono più mie.

al mondo sono andato
dal mondo son tornato sempre vivo


nel mondo sono andato
dal mondo son tornato sempre vivo


col mondo sono andato
col mondo son tornato sempre vivo

Ho cercato di scandire di nuovo la dittologia ma non c’è niente da fare. Nessun simbolo funziona più. Non si tratta solo di ossa rotte stavolta. Non sono tornato affatto. Tutto è inutilità. Respiro nebbia perché è grigio l’unico colore che ho davanti, e nemmeno volevo credere a chi tanti anni fa mi parlava di una vera, palpabile patina di grigio perennemente davanti agli occhi.

Questa è la sconfitta Noumeno. La sconfitta Idea che ha sua totale rappresentazione nel sensibile. La sconfitta che non può essere, per la sua stessa natura, punto di ripartenza.

Ho visto la Morte in faccia ieri. Sono uscito dal groviglio di lamiere che è diventata Fiorenza con addosso un graffietto sul braccio. Ben più grave è che la Morte non mi avrebbe affatto trovato vivo. Mi si propongono cure, mi propongono soluzioni. Tutti palliativi. Tutte chiacchiere senza senso che si discostano dal punto cruciale. Non ci si può lamentare della cura quando la malattia è mortale. Prima bisognerebbe guarire.

Fugit irreparabile tempus.


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categorie: canzoni rimasticate
giovedì, 26 giugno 2008

20.11.1999 - 26.06.2008


De profundis per Fiorenza.


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giovedì, 22 maggio 2008

Parallelo contiguo

"Marco viveva per il ciclismo. Quando gli hanno tolto il ciclismo è morto. Togliendogli la cosa a cui teneva di più lo hanno massacrato. "

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giovedì, 14 febbraio 2008

Rose.

Quel legame non si rompe, anzi si rafforza.
Confermato dagli accadimenti.
Ventinove anni, trentuno anni, trentaquattro anni. 
Fa poca differenza.
La posso chiamare fissazione.
Magari è solo insolente mania di grandezza.
Io perseguo la ricerca di un parallelo.
Rintocca sempre Per abbreviare la mia agonia.
Rimbomba anche Mi sono rialzato tante volte, ma questa volta...
Risuona In mezzo alla torrida tristezza.
Le ricordo, oggi come allora, quelle rose.
Non le vedrò.
Io ho questo modo di rispettare e difendere la tua figura.
Aiutando anche me stesso.
Nessuno degli insegnamenti andrà perduto.
La mia giustizia non sarà in contumacia.
 


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martedì, 15 maggio 2007


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lunedì, 30 aprile 2007

Timidi tentativi di approccio

"Senti, scusa...ma se talmente colpito dalla perfetta sfericità delle tue mammelle io lascio partire improvvisamente dal mio membro uno schizzo di sperma che si va ad infrangere sulle suddette, te ne crucci?"

Forse nemmeno così concludo molto...


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martedì, 31 ottobre 2006

L'unica scintilla è quella bolscevica.

Dieci giorni per metabolizzare un incontro rimasto in formaldeide per due anni, con il suo stuolo di incomprensibili ripensamenti macerati ed espulsi via.Nonostante tutto, avevi piantato delle radici a suo tempo, e non credo affatto si sia trattato di semplice contingenza; so per certo che non ho forzato la mano.Non sapremo mai cosa poteva spuntar fuori da quell'intreccio di pensieri, momenti e sensazioni condivise: una meravigliosa storia?Una grande amicizia?Una relazione da terminare nel reciproco disprezzo?Ho tenuto fede, in quel sabato sera, alla mia nomea di personaggio d'altri tempi.Ed il punto massimo che ho raggiunto è stato toccarti le mani.Prima timidamente, furtivamente, mentre tra un formaggio, un salume ed un sorso di rosso ci raccontavamo le rispettive vicissitudini (il formaggio però sarebbe alla fine  toccato tutto a me, ed anche questo ricordavo...).
Poi ho preso tra le mie quelle mani piccoline da artista,  in un gioco di anelli, e non le ho più mollate solo per farti capire fino in fondo il significato della sensazione che mi sono portato appresso, fin dentro a quella macchina.Ne avevo le tasche stracolme.Quelle dei pantaloni, quelle della giacca.Ne avevo lasciata un po', di quella sensazione, anche nel vano portaspiccioli.Era lì, nascosta sotto le monetine da un centesimo della tangenziale.E' stata una sensazione soffice, avvolgente, tempo fa ha iniziato anche ad infondere un tiepido calore.Non faceva male.Non ha fatto male.Non fa male nemmeno ora.Questo dolce rimpianto è diventato una confortante compagnia presso la quale rifugiarmi a tratti.

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lunedì, 23 ottobre 2006

Inviti velatamente allusivi...

Se chiedete a me suggerimenti per invitare donne, non potrete ottenere
che simili risultati...
"Ehilà, visto che probabilmente siamo tutti e 4 infoiati, che tu sei talmente un cesso che non vedi un cazzo da almeno un lustro, e che io in questo periodo
ho messo i saldi quindi mi chiaverei qualsiasi cosa con un buco; considerato
che il mio amico ha voglia di sperimentare nuove tecniche pittoriche sulle considerevoli mammelle della tua amica; cosa ne direste di cenare qui in fretta
e furia per poi ritrovarci tutti e 4 avvinghiati sul lettone in un groviglio
inestricabile di corpi bollenti?Aspettiamo conferma.
"
Questo tesoro di prosa similorgiastica inviato tramite sms non avrà mai risposta...e così ce ne siamo bruciate altre due!

P.s. Dei due, io sono l'aspirante pittore...


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domenica, 22 ottobre 2006

Zitti, stronzi

L'inventario prefissato l'ho fatto eccome.Ho scelto in quale direzione spazzar via la polvere.Ho scartato il ciarpame inutile.Ciò che è rimasto non lascia spazio a rosee previsioni, ma non è nemmeno così malaccio.C'è voluto del tempo ma l'ho portato a termine...perchè sono lento, ma non stupido.
Ci sono, è assodato, altre forme di vita.E' praticamente ovvio che ci siano.Tuttavia, come mi ha insegnato Bart, geniale invenzione del cinema italiano, preferisco chiudermi nel cesso e spararmi un pippone malinconico, o al limite scendere al porto e raccogliere una moldava da 30 euro; o perchè no chiudermi in un cabaret praghese con sguardo da indemoniato.Si tratta di concreta praticità, a confronto del sesso mendicato e qualche volte elemosinato.Lo schioccare di dita ed il frusciare di banconote faranno schifo, al porto come a Praga.Ma guardatevi, con le vostre movenze, le vostre tattiche, i vostri rituali di accoppiamento, le vostre leggi dei grandi numeri.
Perchè se è scontato vestirsi in maniera adeguata e conveniente Nemo non perde tempo, e raggranella una ennesima conferma.Dei vostri rituali non sa che farsene.Tutto e subito, se proprio deve esserci.
Torre e Castello hanno combaciato per pochi attimi, ma le mani non hanno combaciato affatto.Nonostante le comprovate altre forme di vita, quello lì, quella roba lì, è perdita di tempo.
E allora, zitti stronzi.




Queste poche sconclusionate righe le covavo da tempo.E si sono messe una dietro l'altra grazie anche ad un sottofondo musicale.Mi bastano i titoli per una volta, senza testi.
Bluvertigo - Altre forme di vita
Enrico Ruggeri - Polvere
C.S.I. - Buon anno ragazzi
Bruce Springsteen - Devils & Dust
(Proprio quella.Come una richiesta non espressa eppure esaudita.Mi sono stretto le mani attorno da solo, e con volto esangue mi sono lasciato scorticare vivo da una chitarra imbracciata a mo' di stagionale del New Jersey e da una voce che veniva dai recessi del Nebraska a cantare di campi di fango e sangue, di ossa e pietre).


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mercoledì, 06 settembre 2006

Final bow, final tears

In ventimila e più erano lì, ciascuna delle tre volte in cui ti sei dato all'arena, per questa chiusura.Perchè nessuno voleva perdere l'ultima tua pallina percossa, l'ultimo cross, l'ultimo schiaffo al volo.Per 21 anni ti sei presentato dinanzi a loro orgoglioso di quelle stelle e strisce, tu che avevi anche sangue persiano.Per due volte hanno potuto applaudirti fino alla fine, ma su quel terreno ciò che conta non è chi vince...contava solo essere a casa tua, e lì hai voluto salutare tutti con l'ultimo inchino.Dopo 20 anni ineguagliabili.
Ti hanno chiamato in tanti modi...dovevano per forza trovare dei soprannomi alla tua esuberanza, alla tua immagine, alla tua trasgressione.Il monello, il Kid di Las Vegas.Flipper, perchè picchiavi la pallina e basta solo per rimandarla di là più forte.Capace di tenere gli altri in ansia solo perchè non sapevano con che maglietta ti saresti presentato lì nel loro tempio...dove i tuoi stracci colorati non li volevano.E dove qualcuno ha anche storto il naso a dovertela dare per forza quella coppa.
Poi sei diventato "The pirate" perchè hai smesso di nascondere la calvizie, o almeno...l'hai coperta con una bandana, aggiungendo orecchini e pizzetto.Ma poi hanno smesso.Quando hai iniziato a vincere sul serio, quando hai smesso di picchiare e basta, quando sei diventato il numero 1.E si sono accorti che tra i grandi, tra gli immortali, ci stavi entrando anche tu.E con che gusto...perchè ti davano pacche sulle spalle ed alle spalle mormoravano che a 27 anni eri già un ex.Che gusto.
Che gusto andare a vincere altre 3 volte tra i canguri, che gusto domare finalmente quella polvere rosso mattone, che gusto essere di nuovo numero 1 ad un'età in cui gli altri si ritirano.ancora, che gusto essere l'unico al mondo capace di vincere realmente ovunque.Su qualsiasi terreno.Ti avessero fatto giocare sulla sabbia, sulla segatura o sul gesso, avresti trovato pure lì il modo per anticipare i tuoi colpi.
Era già nei tuoi occhi l'anticipo.Tondi, luminosi, dolci.Sempre sorridenti anche quando piangevi.Gli occhi del Kid che sono tornati a piangere, perchè loro erano lì e non si volevano sedere.Erano lì e continuavano ad applaudire, erano lì e ti stavano dicendo di non andare, di non lasciarli.
Quegli occhi che da adesso piangeranno solo quando vedrai qualcuno dei tuoi bimbi di Las Vegas con una racchetta in mano.
Farewell Andre.


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martedì, 22 agosto 2006

Fantasmi e cani

Così incrociamo i fantasmi che ci perseguiteranno negli anni futuri:siedono insignificanti ai bordi della strada come poveri mendicanti e, dovessimo accorgerci di loro, li scorgiamo solo con la coda dell'occhio.La possibilità che fossero lì ad aspettare proprio noi raramente ci attraversa i pensieri.Invece aspettano e quando siamo passati raccolgono i loro fagotti di ricordi e s'incamminano sulle nostre orme e piano piano, metro dopo metro, guadagnano terreno.
Inizi a girarti alle spalle quando sono a portata di olfatto, quando il marciume che esalano ti raggiunge le narici.E le possibili scelte sono di lasciarli continuare a seguirti, crogiolandoti nella putrescenza, perchè sì, per alcuni "fa figo" mostrare a tutti i propri dolori e dire "Io ho i miei cazzo di fantasmi";oppure di allontanarli a pedate nel culo.Lasciandoli lì ad occhi sgranati, abbandonati su una pista di cemento, o se possibile, molto, molto prima...
Questa è per tutti quelli che sanno che è difficile non avere un padrone, e allora si adattano ad avere
un padrone, si adattano a portargli le ciabatte ed il giornale ma non si adatteranno mai a stare su due zampe e a fare delle piroette per avere un osso perchè a quel punto l'osso se lo andranno a cercare da qualche altra parte.Per tutti questi bastardi, randagi, rognosi, ma tutto sommato ululanti e soprattutto vivi!

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domenica, 13 agosto 2006

Il gioco dell'estate

Pinte su pinte di Watney's, la bramosia di rendere le serate di cazzeggio estivo ancora più esilaranti...perchè a cazzeggiare qualcosa resterà, come scriveva anni fa il buon vecchio Scalfari.Viene fuori così ciò che lega e cementa ancora di pù i rapporti, si va via sulle ali del cazzeggio quando si possiede un talento che non è da tutti.Non è necessario linguaggio serrato o troppo icastico, basta regredire.E da una simile regressione nasce il Gioco dell'estate 2006.
"Quella è una BOFF!Senza dubbio!Guarda gli occhi, guardale i piedi!"
"Ma l'amica è per forza una CHRISTIAN, e quell'altra lì seduta è per forza una SEVEN, del resto è bionda e maniarella (N.d.A. maneggevole, ribaltabile)"
"Ma guarda meglio, quella è molto più CHRISTIAN !Guarda che culone!!"
E così via ad oltranza...sotto lo sguardo compiaciuto e sornione dell'oste baffuto...
Questa estate che sta pigramente scivolando così, l'estate dei "GHHHAAAAAAAAEEOOOOLLLL!!!" di Caressa, l'estate di un pazzo che promette di restare in mutande se un certo Achille l'avesse messa dentro (e mantiene...).L'estate in cui basta poco per salire su uno sgabello traballante e diventare campione del mondo, buttando le mani in un ginepraio ed arraffando nel mucchio una ninfomane.L'estate del "Nemo, tu qua non entri, i francesi sono sporchi!"."Ma cacati sotto e pensa ai tuoi figli d'Albione che nemmeno conoscono il bidet!E nel frattempo fammi una pinta, stronzo!".L'estate del parcheggio in mezzo alla strada sulle strisce perchè sta iniziando la Marsigliese, e "Scusa me la sistemi?Allonsanfangrazie!"
L'estate in cui ho voluto e saputo essere camionista e fine dicitore, bastone e carota, coprolalico e neoclassico, vaffanculo by Jove!Raccoglimi lo scettro, mi è scivolato dalle mani! "A culo tutto il resto..."
Perchè se vuoi ti attorciglio le meningi con l'ultimo libro di Houellebecq e poi pesco nel tuo reggiseno come se fosse l'urna del bancolotto.Ti racconto delle Erinni che mi sono montate come la carogna sulle spalle, e poi ti strizzo le chiappe.E' quello che volevo e me lo sono preso.
Rovistando, a furia di fare inventari, grattando la patina di polvere.Perchè lo stoppino manca ancora e la legna è bagnata tra l'altro, è stata tutto l'inverno fuori a prendere umidità freddo e neve.Solo al sole potrà seccarsi bene, riprendere vita, e bruciare più forte.
Poi sbuca fuori in questa estate una "femmina come le carte femmina come la sorte" e definirla nella Norma non è che il modo migliore per porgerle una rosa...chiedendole da bravo duca ottocentesco il permesso di rapirla.
"Piango
paludi di parole fatte fango
mi muovo come anguilla nella sabbia
che rabbia
rido
facendo del mio riso vile nido
cercandomi parole dentro al cuore...
Potranno mai le mie parole esserti da rosa...
"
E cerco parole e forse ancora non le so, cerco parole e forse alcune le ho trovate, trovo parole ed orecchie vigili forse le hanno recepite.Ora si è in sospeso, fase di stallo, surplace...c'è una coda di estate con la sua impennata.

Postfazione
Un aneddoto nella biografia di un celebre antico poeta narra della domanda rivoltagli da uno sconosciuto su quale fosse il boccone più squisito.Alla risposta "Un uovo" lo sconosciuto sparisce, salvo ripresentarsi dopo un anno chiedendo "Con cosa?".E la risposta immediata del poeta è "Col sale".A testimoniare la possibilità di riallacciare sempre dal medesimo punto determinate conversazioni, in questo post ci sono piccole citazioni sparse rubate ad una sognatrice razionalempatica che riconoscerà le sue parole.
E un grazie va anche a tutti i personaggi, noti e sconosciuti ai più, che sono finiti qui dentro.
Ehi...sono tornato.


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lunedì, 10 luglio 2006

Il discorso della quercia

Coverciano, 16 agosto 2004
"Dal primo minuto di questo allenamento dovete pensare che siamo qui per vincere il mondiale 2006."

Marcello Lippi


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sabato, 24 giugno 2006

"Aspetto a parlare prima che l'illusione si sia mossa."


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giovedì, 08 giugno 2006

Chiuso per inventario.

Tanta roba.Un mucchio di roba ammonticchiata.Cianfrusaglie sparse, qualcuna di esse può tornar buona forse.Tante altre sono crepate.Un fermacarte.Un barattolo di miele.Batterie esauste, Un temperino. Minutaglie, perline da infilare, mozziconi di candele.Qualcuna profumata.Riccioli di polvere.Un girabacchino.Una marea di accendini scarichi, certi dozzinali e certi decorati da disegni che ti evocano le sigarette che ci hai acceso e le persone con cui hai intrecciato i fili di fumo.Le cassette, le audiocassette!Incredibile, sei forse l’unico dinosauro del cosiddetto mondo civilizzato ad usarle ancora!Qualche centrotavola, di quelli tenuti buoni per i giorni di festa insieme alle tovaglie.I fili di rame spellati di quando ti divertivi a fare il piccolo elettricista e lo scienziato pazzo.Carabattole da cantina.Ninnoli vari.Ammennicoli.Un posacenere di peltro e fiori finti.Scontrini sbiaditi e lettere mai spedite legate strette strette, chiuse in uno scatolo insieme a turaccioli sfarinati dove il sughero ha succhiato l'inchiostro.Grucce di fil di ferro, le lavanderie te ne regalano una ogni volta che riporti a casa una giacca lavata e stirata.Ventagli e nacchere.Il primo libro letto, tutto spiegazzato e con le orecchie che un bimbo di dieci anni ha fatto alle pagine.Tra le pagine di altri libri ho trovato petali di orchidea seccati, e ciascuno di essi ha sussurrato che una volta ha fatto parte di un tappeto.Mutande, sì, anche quelle, lise eppure mai buttate, e preservativi scaduti.Quando ne trovi, gettarli nel rusco ti spande un sapore speziato sotto al palato.Altri riccioli di polvere.Due o tre lanterne rosse.Vecchie cartine ingiallite, quelle coi confini ormai ridisegnati, di quando l’URSS era l’URSS e la parola Montenegro ti faceva pensare solo all’amaro o a Savicevic.Cartine dimenticate sugli scaffali in alto, quelli che raggiungi solo con lo scaletto.Mentre tossisci per la troppa polvere.Cartine su cui viaggiare col dito seguendo itinerari che per la maggiorparte resteranno percorsi solo dal dito.Perchè anche viaggiare così a volte colma vuoti e sazia la fame.
Un safarà, non mi stancherò mai di dirlo, è un gran miscuglione di oggetti tra di loro totalmente eterogenei.
Chi ha frugato in questo lo ha fatto animato da curiosità, interesse, commistioni ed emozioni, da ansia, scuse smozzicate tra i denti una dietro l’altra o dal caso, da una delle tante ricerche senza una meta definita.Chiavi di ricerca fatte di increspature, sbronze, sindromi, Le Fanu, dialetti, nomi inventati, testi, pietre, per ben tre volte prische azioni disarticolate.
Resta qui, spalancato.Ma al momento non curato, non nella sua parte visibile almeno.Quelli giù in cantina, mentre un pianoforte diffonde giri di malinconiche note, hanno affisso un cartello dove alla voce “Data prevista per la consegna lavori” hanno lasciato uno spazio bianco.E stanno alacremente inventariando.


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lunedì, 05 giugno 2006

Solo carne

Carne..
consolate la mia carne
nella carne che sei
nella carne che ritornerai
solitudine della carne
dalle anime di ogni carne
Patimento della carne
Corpo sacro della carne
compassione della carne
fuoco fatuo della carne
carne e carne
la morte della carne...
Pietà della carne
lutto della carne
il buio della carne
la passione della carne
la penitenza della carne
l'estasi della carne
il caos della carne
Scandalo della carne
sacrificio della carne
e la carne che vuole carne
santuario della carne
la morte della carne
Estasi della carne
sacrificio della carne
marcire della carne
fiorire della carne
consolate la mia carne
nella carne che sei
nella carne che ritornerai
non è morto
non sei morto
nella carne


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mercoledì, 03 maggio 2006

Ho visto solo stelle buone...

Domani si vola.
Richiamo un mio vecchio post, mi riallaccio a quell'idea perchè mai come stavolta calza come un guanto:given to fly.Adatto al volo.Senza zavorre nè nulla di simile.
Non sono ancora abbastanza slegato da scrivere qualcosa di cui essere soddisfatto.Ma è ma è fondamentale assecondare il primo vero istinto a scrivere da settimane.La prosa verrà.

E a te che vuoi tanto e sempre fortissimamente sentirti ancorata alla terra e che domani vorrai sapere all'istante quando vi rimetterò piede, a te che vuoi librarti solo coi pensieri e che siano i più leggeri possibile, a te che intorpidita non sai stare a lungo voglio dire che quella pelle la conosco bene.E ricordo ancora meglio quanto sia puntellata di buone stelle.E le buone stelle non possono essere profanate.

"Mio amore, ripiegate le labbra
e tornati al colore di prima
guardo fuori ed è l'alba
come fuggono le ore da qui
e ci dobbiamo salutare
c'è un'altra giornata d'amore da preparare
Ho visto solo stelle buone sulla tua pelle
se tornerai domani saprò darti quelle perse
e lascerò che tutto sia sospeso
fino a quando non ci rivedremo
Mio amore
Il tuo cuore è un mare calmo
e non basta una sola notte
per attraversarlo
sono pronto per riaverti ancorato al mio respiro
mentre il sole svanisce
e l'ombra disegna il tuo profilo
Ho visto solo stelle buone sulla tua pelle
se tornerai domani saprò darti quelle perse
lascerò che tutto sia sospeso
fino a quando non ci rivedremo
Ho visto solo stelle buone..."


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venerdì, 31 marzo 2006

Ti sento

Non mi è passata la voglia di scrivere.Faccio solo fatica, da qualche tempo, a mettere in periodi articolati il mio pensiero ed ogni mia sensazione.Ma come posso lasciare un buco proprio nel mese di marzo, proprio in questo marzo...inconcepibile.
In attesa di tempi in cui la mia logorrea prenderà di nuovo possesso di queste pagine, voglio lasciare qui solo una piccola traccia.Già...perchè ieri sera l'omino di Correggio ha cantato di nuovo ed ha infilato in scaletta un pezzo che avevo relegato nello sgabuzzino delle robe non del tutto inutili...come gli aggeggi che ti dispiace buttar via perchè pensi che comunque un giorno potranno servire, quindi te li metti lì, e ogni volta che ti ricapitano tra le mani quando fai ordine non ci pensi un attimo e li lasci lì.Questa volta tanto conservare ha proprio dato frutti.

Ti sento nell'aria che è cambiata
che anticipa l'estate
e che mi strina un po'
io ti sento passarmi nella schiena
la vita non è in rima
per quello che ne so
ti sento nel mezzo di una strofa
di un pezzo che era loffio
ed ora non lo è più
io ti sento lo stomaco si chiude
il resto se la ride appena ridi tu
qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via
ti sento dentro tutte le canzoni
in un posto dentro che so io
ti sento
e parlo di profumo
t'infili in un pensiero
e non lo molli mai
io ti sento
al punto che disturbi
al punto che è gia tardi
rimani quanto vuoi
qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via
ti sento dentro tutte le canzoni
In un posto dentro che so sempre io
io ti sento c'ho il sole dritto in faccia
e sotto la mia buccia
che cosa mi farai


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venerdì, 24 febbraio 2006

Companion post

E' ufficiale...è nato il gemellaggio tra il safarà di nemo ed il blog di LadyMarian, as known as Lalli Poulain (vedi anche link nella colonna a sinistra). A lei gli uomini dicono che incute soggezione...a me viene detto che sono un intellettuale del cazzo o presunto tale (presunto intellettuale, non presunto cazzo), e che, in definitiva, si crea del disagio...
Come può mettere soggezione uno con una faccia così "weird"?Ma io non lo so...ecco, uso le sue stesse parole:"Questa poi............."


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martedì, 21 febbraio 2006

Mayday

Ho voglia di parlare con le canzoni oggi...questa qui è fresca fresca di pubblicazione e di ascolto e mi ha investito senza pietà alcuna...

Per salvarti la vita devi uscire da qua
devi lasciare la vecchia strada e fare un passo più in là
la direzione nuova la devi scegliere tu
per salvarti la vita devi rischiare di più
Per salvarti la vita non avere paura
localizza un'uscita, fai le cose con cura
lascia correre l'acqua, lascia spegnere il fuoco
è questione di niente, è questione di poco
Devi comprarti un vestito nuovo e decidere come ti sta
e non aver paura di dimenticare
vattene, vattene adesso, non ti voltare
non c'è nessuno da salutare
Devi cambiare indirizzo e telefono, devi cambiare città
e non aver paura di non farti più trovare
vattene, vattene adesso
ed io farò lo stesso
non ti voltare
non c'è nessuno da ringraziare
Per salvarti la vita non ci stare a pensare
chiuditi bene la porta alle spalle e butta la chiave
guarda dritto negli occhi l'amore che stai per lasciare
e abbandona la scena, abbandona la nave


questa roba qui è stata sentita da nemo76 alle ore 23:20 | link | commenti (1)
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Cosa altro c'è

It was me on that road
But you couldn't see me
Too many lights out, but nowhere near here
It was me on that road
Still you couldn't see me
And then flashlights and explosions
Roads end getting nearer
We cover distance but not together
I am the storm I am the wonder
And the flashlights nightmares
And sudden explosions
I don't know what more to ask for
I was given just one wish
It's about you and the sun
A morning run
The story of my maker
What I have and what I ache for
I've got a golden ear
I cut and I spear
And what else is there
Roads end getting nearer
We cover distance still not together
If I am the storm if I am the wonder
Will I have flashlights nightmares
And sudden explosions?
There's no room where I can go and
You’ve got secrets too
I don't know what more to ask for
I was given just one wish

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sabato, 18 febbraio 2006


Questo non è certo un blog updated.Mi piaceva solo l'idea di mettere tra i miei pensieri quella che considero la foto più bella del 2006:una esultanza infantile e gioiosa che mi mette addosso solo a guardarla un pizzico di quella serenità che cerco...


questa roba qui è stata sentita da nemo76 alle ore 21:31 | link | commenti
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martedì, 07 febbraio 2006

Regolamento

Non trattare
Non trattare
La tua fede non trattare
Non trattare
Non ti frantumare
O il peccato ti renda mortale
(e mantieni l'unità)
Non ammazzare
Se non nel mio nome
O il sangue che hai versato ricada su di te
Non trattare
Non ti soffermare
Abbi cura del timore
Se non chiedi non ti sarà dato
Se non cerchi non sarai trovato
Non sappia la tua destra
Che fa la tua sinistra
Non gettare le tue perle ai cani,
A chi non vede
Affinchè non ti sbrani
Per amore verrà divorato
Chi all'amore in pasto si è dato

Per amore verrà divorato
Chi all'amore in pasto si è dato

Per amore verrà divorato
Chi all'amore in pasto si è dato

Per amore verrà divorato
Chi all'amore in pasto si è dato



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domenica, 05 febbraio 2006

Il minotauro

Sono come un minotauro.Ecco cosa ho raccolto dall'ultimo cd che si sta consumando nel mio lettore a furia di reiterati ascolti.Me ne sto in una sorta di labirinto, certamente non materiale, e sì cazzo....andiamo di metafore ed allegorie!Un labirinto squisitamente mentale.Cazzo, è quello che ho scritto come descrizione.E' il mio sottonick nel mio forum, quel forum di cui mi sto reimpossessando.Io non mi lascio mai in pace.E di conseguenza, come diretta conseguenza, lascio quel labirinto aperto a chiunque abbia il desiderio o la curiosità di entrarci...e se è tanto abile da raggiungermi, ecco che tiro fuori tutta la mia ferocia.Scalpito per quello.Sei arrivata a me, sei arrivata fino a me in un mese scarso, con disarmante faccia tosta hai saputo perfettamente destreggiarti tra pareti che sembravano tutte uguali ma tu no....tu le distinguevi perfettamente l'una dall'altra, chissà se ti ha aiutato il pragmatismo, il realismo, io propenderei per quel sanguinolento cinismo che ti ha accompagnato.Ci sguazzavo anche io tra le tue uscite spiazzanti, quelle che demolivano pezzo su pezzo ogni mia convinzione, ci sguazzavo e me la spassavo facendone tesoro.Ma alla fine il vagare tra le pareti ha raggiunto l'obiettivo.Eccolo lì il minotauro. Con le fauci ancora gocciolanti sangue per il precedente pasto, il minotauro ti ha assalita e ha divorato quello che tu le hai offerto.Senza alcuna pietà, senza alcuno scrupolo, senza pensare ai pentimenti in arrivo.Un pasto rapidissimo, senza prendere in alcuna considerazione le sofferenze inflitte.E neppure quelle della prevedibile indigestione.Tutto bruciato in un nulla.Tu agonizzante al suolo ed io sazio della mia meschina porcheria, fino a quando non tornerò ad avere fame.Fino a quando non vorrò di nuovo non lasciarmi in pace. 

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categorie: canzoni rimasticate
martedì, 31 gennaio 2006

Una non-recensione

Riattacco uno sprazzo di vecchie abitudini.Ho riletto in una nottata insonne la storia di Pereira, un personaggio al quale è impossibile non affezionarsi al punto da voler ogni tanto tornare a trovarlo, reincontrando il suo cammino.Malinconico quanto basta, ma con una fortuna.Qualcuno meriterebbe davvero, nella vita, la fortuna di incontrare il proprio Dottor Cardoso.Tutti coloro che danno al proprio passato importanza maggiore del solo essere parte integrante di ciò a cui si è arrivati.Grazie a lui Pereira impara quanto sia più gustoso smettere di rigirarsi foto e ricordi tra le dita e gettarsi nella mischia facendo scelte.
Certe memorie dovrebbero restare tali, e non invadere il presente.A vivere di ricordi si vive solo proiettati nel passato e si finisce col frequentare solo quello.Attirandosi addosso una spossatezza del tutto deleteria.Se proprio ci si deve spossare, e sì che si deve, vale la pena farlo solo per il presente.Dunque che senso ha continuare a pensare che tra pochi giorni si chiuderà un cerchio...che senso ha...

questa roba qui è stata sentita da nemo76 alle ore 16:48 | link | commenti (1)
categorie: non-recensioni

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